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Come scegliere tra carta erba e cartone riciclato? La guida definitiva per imballaggi green

📅 27 Agosto 2026✍️ di Angela Pizzarelli⏱️ 5 min di lettura

Mi trovo ancora oggi nel reparto fresco di un supermercato a Lecce, anche se ormai non in veste di direttore come vent’anni fa. Sto osservando le scelte di due donne davanti allo scaffale dei latticini. L’una afferra una confezione in cartone riciclato, l’altra una in carta erba. Nessuna delle due sa davvero cosa sta prendendo. E io, che ho trascorso due decenni dentro questo mestiere prima di dedicarmi ai progetti pilota di sostenibilità, so che questa incertezza è la norma, non l’eccezione.

La vera battaglia per un imballaggio genuinamente green non si vince leggendo certificazioni al microscopio o facendo calcoli di carbon footprint. Si vince quando il consumatore medio capisce, senza sforzo, quale scelta ambientale lo rappresenta davvero. Per questo ho deciso di raccontare questa storia come l’avrei raccontata a quelle due donne, con la chiarezza di chi ha visto cambiare il mercato dalla trincea della spesa quotidiana.

Carta erba e cartone riciclato: due percorsi diversi

Comincio con una premessa che ho scoperto personalmente quando ho iniziato a studiare il settore degli imballaggi sostenibili. La carta erba e il cartone riciclato non sono il primo e il secondo della stessa classifica. Sono due competitori che seguono logiche completamente diverse, e la loro superiorità dipende dal contesto in cui li utilizzi.

La carta erba, tecnicamente detta Carta a base di fibre vegetali non legnose, è una soluzione relativamente giovane nel panorama degli imballaggi. Nasce dall’idea di utilizzare fibre di piante erbacee come la paglia di grano, la bagassa di canna da zucchero o il bambù, invece delle classiche fibre di legno. Quando ho visto per la prima volta questi materiali nei progetti pilota che coordinavo nei supermercati pugliesi, è stato come scoprire che c’era una strada alternativa a quella battuta da sempre.

Il cartone riciclato, invece, è il veterano della sostenibilità. Viene prodotto dal recupero di cartone già utilizzato, dal quale si estraggono le fibre secondarie e le si trasforma in nuovo materiale. È il classico anello virtuoso dell’economia circolare che sentiamo nominare così spesso. Eppure, dietro questa semplicità concettuale si cela una complessità logistica che in quei vent’anni di grande distribuzione ho imparato a rispettare.

Quando la carta erba vince la sfida

Ho notato nei miei progetti che la carta erba eccelle in situazioni molto specifiche. Innanzitutto, quando il prodotto richiede una barriera impermeabile naturale senza ricorrere a coating sintetici pesanti. La struttura fibrosa delle piante erbacee offre caratteristiche di compattezza che le fibre di legno riciclate faticano a replicare.

Il secondo vantaggio emerge nel ciclo di coltivazione. A differenza degli alberi, molte piante erbacee utilizzate per la carta erba crescono in cicli annuali, spesso come sottoprodotti di altre filiere agricole. Questo significa meno deforestazione e, in molti casi, un impatto di trasporto ridotto perché le coltivazioni sono concentrate in zone tropicali e subtropicali dove il ciclo produttivo è naturalmente accelerato.

Ricordo una mattina in un supermercato di Bari dove avevamo testato confezioni in carta erba per i prodotti lattiero-caseari. Il feedback dei consumatori fu sorprendente: la percezione di “naturale” era istantanea, quasi tattile. La carta erba comunica una sostenibilità che il cartone grigio riciclato, per quanto virtuoso, fatica a trasmettere a primo impatto.

Perché il cartone riciclato rimane insostituibile

Ma se la carta erba ha il romanticismo della soluzione innovativa, il cartone riciclato ha qualcosa di più prezioso: l’infrastruttura consolidata. Nel mio percorso di transizione dal retail alla consulenza sulla sostenibilità, ho capito che questa è spesso la variabile più sottovalutata.

Il sistema di raccolta, smistamento e reimmissione nel ciclo produttivo del cartone riciclato è capillare in Italia e in Europa. Significa costi inferiori, filiere più trasparenti e una tracciabilità che nel nostro Paese è quasi ossessiva, per il bene nostro. La carta erba, al contrario, è ancora legata a supply chain più lunghe e meno mature. Questo non la rende inferiore, ma diversa.

Un’altra considerazione pratica che emerge dalla mia esperienza: il cartone riciclato ha performance meccaniche consolidate. Negli imballaggi secondari e nel trasporto, dove la resistenza è critica, il cartone riciclato mantiene ancora il vantaggio. Ho visto troppi danneggiamenti durante la distribuzione con nuovi materiali, anche se sostenibili, per ignorare questo aspetto.

Infine, e qui parlo come chi ha gestito budget enormi, il cartone riciclato rimane economicamente competitivo. La carta erba sta calando di prezzo, è vero, ma oggi un imballaggio in cartone riciclato costa ancora meno, a parità di performances. Per il grande retail, questa differenza è significativa quando moltiplicata per milioni di unità.

La scelta consapevole oltre il materiale

Se devo essere onesto, dopo tutto questo tempo, la vera domanda non è quale materiale sia “migliore”. La vera domanda è quale sia più adatto al tuo prodotto, al tuo mercato e alla tua capacità di comunicare il valore della scelta sostenibile ai tuoi clienti.

La carta erba si impone quando vuoi sottolineare l’innovazione, la naturalità, la rottura con il passato. È un’affermazione di identità. Il cartone riciclato si impone quando vuoi dimostrare serietà ambientale attraverso un sistema già funzionante, collaudato, replicabile su larga scala. È una garanzia di sostenibilità autentica, non percepita.

Ho imparato dalla Responsabilità estesa del produttore che le aziende non hanno più il lusso di sceglierse come vogliono essere percepite. Devono scegliere cosa realmente fanno per ridurre l’impatto. E in questa ottica, sia la carta erba che il cartone riciclato sono scelte legittime, purché coerenti con il resto della strategia di imballaggio.

Quando mi capita ancora di trovarmi in un supermercato, e vedo quella signora che sceglie tra due confezioni, le direi: non esiste la risposta giusta. Esistono le domande giuste. È sostenibile per davvero, o solo per apparenza? Il sistema di riciclo che dietro c’è, è robusto nel mio territorio? Ho ridotto davvero i volumi di imballaggio, o ho semplicemente cambiato materiale? Quando rispondi a queste domande, il materiale che scegli diventa coerente, non casuale. E quella coerenza, alla fine, è quello che distingue una vera transizione green da una semplice operazione di marketing.

Angela Pizzarelli

Angela si è reinventata dopo vent’anni nella grande distribuzione, seguendo progetti pilota di riduzione degli imballaggi inutili nei supermercati pugliesi. Narra le piccole battaglie quotidiane dietro la rivoluzione green della spesa.